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Altavia Crew
OVS presenta Altavia Crew, il progetto editoriale in partnership con Athleta Lab. La disciplina, il talento e la dedizione raccontati da chi ogni giorno sfida i propri limiti, attraverso lo sport e l’avventura.
Intervista a Gianluca Mager e Matteo Civarolo
Cresciuti nel tennis professionistico, con esperienze ai massimi livelli del circuito ATP, Gianluca Mager e Matteo Civarolo sono oggi allenatori e fondatori del Sanremo Tennis Team. Attraverso la loro accademia, lavorano con giovani atleti tra i 12 e i 18 anni, unendo competenza tecnica, esperienza internazionale e una forte attenzione alla crescita umana e mentale dei giocatori.
Come e quanto il tennis è entrato a far parte della tua vita? Cosa ti ha fatto irrimediabilmente innamorare di questa disciplina?
Gianluca Mager:
"Ho iniziato a giocare a tennis intorno ai cinque-sei anni. Mio padre è sempre stato un grande appassionato di sport: vivevamo a poche centinaia di metri dal circolo, lui lo frequentava. Fu lui a mettermi nelle mani dei miei primi maestri. Notarono subito che colpivo bene la palla, e lo dissero a mio padre. Da lì è iniziato tutto. I risultati sono arrivati presto: a dodici anni ero molto forte, giocavo competizioni importanti come la Nations Cup. Poi ho avuto un periodo complicato durante l’adolescenza. Ero un po’ ribelle, davo priorità ad altre cose: gli amici, il bar, le prime discoteche. Però il tennis è rimasto lì, soprattutto grazie a mio padre, che mi ha sempre spinto a fare tornei, a iscrivermi agli Open, a restare dentro quel mondo. A un certo punto è arrivata l’occasione della Serie A1 a Genova. Cercavano un giovane che li aiutasse a vincere. Da lì, ho capito che dovevo smettere con le distrazioni e dare davvero priorità al tennis. Ho cambiato mentalità: autobus, treni, allenamenti, otto ore al giorno dedicate alla crescita tennistica... Ho fatto dei sacrifici importanti, ma mi sono sentito maturare: avevo un obiettivo. Nel 2013, dopo pochi mesi da questo switch, ho conquistato i miei primi punti ATP. È stato il vero inizio.”
Matteo Civarolo:
"Ho iniziato a giocare a tennis a quattro anni e mezzo, grazie a mio papà. Ricordo una prova gratuita al circolo di Asti, dove sono nato: è stato quasi amore a prima vista. Ci prendevo abbastanza, diciamo così, e dopo quella prova ho iniziato subito il corso. Poi, è stato un crescendo: prima a livello regionale, poi nazionale e internazionale. Mi sono tolto belle soddisfazioni soprattutto da under, giocando anche gli Slam Under 18. Poi ho avuto una carriera da professionista breve, circa due anni, perché ho scelto di iniziare l’università. Sono arrivato intorno alla posizione 850 ATP, poi mi sono dedicato allo studio universitario e successivamente ho iniziato ad allenare. Il passaggio da giocatore ad allenatore è stato molto naturale. È una cosa che mi è piaciuta subito.”
Il tennis cos’ha rappresentato e cosa continua a rappresentare nella tua vita?
Gianluca Mager:
"Il tennis è stato tutto: dai tornei nazionali ai Challenger, fino agli ATP e agli Slam. Il momento più alto è stato la finale a Rio de Janeiro, quando sono entrato nei primi 100 e sono stato convocato in Davis. La vita del tennista è bellissima, perché viaggi e vivi emozioni forti, ma fino a un certo livello è anche una battaglia quotidiana: condizioni difficili, pressione, risultati da inseguire... Quando finalmente ho raggiunto quel sogno, è scoppiato il Covid. Sono passato dalla finale ATP al giocare in Davis in uno stadio vuoto, o a tornei cancellati, che mi hanno tenuto chiuso per mesi in casa. Il vero problema è che un atleta, specie un tennista, impiega anni per arrivare ad avere la giusta fiducia, a “cavalcare la giusta onda”. Io lo stavo facendo, in campo ero veramente in fiducia e potevo accedere a tutti i tornei, ma quella pausa mi ha fatto metabolizzare tutto, logorandomi. Per due anni ho vissuto tra tamponi, restrizioni, viaggi complicati… A volte ero più teso per un test Covid che per una partita: le partite stesse non mi regalavano il mix di tensione e divertimento di prima. Poi è nata mia figlia, e viaggiare e allenarmi sono diventati sempre più pesanti. In generale, non mi è mai piaciuto farlo: lo facevo solo per il tennis, perché era, semplicemente, la cosa più importante. Ho avuto molti alti e bassi, ho smesso e ripreso. A un certo punto mia moglie mi ha detto che dovevo fermarmi, perché non riuscivo più a vivere così. Quando dovevo partire per un torneo stavo male, mi chiudevo in me stesso. In quel periodo ho iniziato a pensare davvero a cosa fare dopo. L’idea è stata fin dall’inizio quella di seguire ragazzi giovani. Mi ha sempre affascinato, dovevo solo prendere piena consapevolezza di ciò."
Matteo Civarolo:
“Per me il tennis è sempre stato passione. Ai livelli in cui giocavo richiedeva sacrifici, certo, ma non li ho mai vissuti davvero come tali, proprio perché a legarmi a questo sport era, prima di tutto, l’amore. Per questo facevo tutto in maniera naturale e spontanea. Mi è sempre piaciuto allenarmi, viaggiare, fare tornei, girare il mondo… E continua a piacermi oggi, anche se in una veste diversa: quella di allenatore.”
Il tennis cos’ha rappresentato e cosa continua a rappresentare nella tua vita?
Gianluca Mager:
"Il tennis è stato tutto: dai tornei nazionali ai Challenger, fino agli ATP e agli Slam. Il momento più alto è stato la finale a Rio de Janeiro, quando sono entrato nei primi 100 e sono stato convocato in Davis. La vita del tennista è bellissima, perché viaggi e vivi emozioni forti, ma fino a un certo livello è anche una battaglia quotidiana: condizioni difficili, pressione, risultati da inseguire... Quando finalmente ho raggiunto quel sogno, è scoppiato il Covid. Sono passato dalla finale ATP al giocare in Davis in uno stadio vuoto, o a tornei cancellati, che mi hanno tenuto chiuso per mesi in casa. Il vero problema è che un atleta, specie un tennista, impiega anni per arrivare ad avere la giusta fiducia, a “cavalcare la giusta onda”. Io lo stavo facendo, in campo ero veramente in fiducia e potevo accedere a tutti i tornei, ma quella pausa mi ha fatto metabolizzare tutto, logorandomi. Per due anni ho vissuto tra tamponi, restrizioni, viaggi complicati… A volte ero più teso per un test Covid che per una partita: le partite stesse non mi regalavano il mix di tensione e divertimento di prima. Poi è nata mia figlia, e viaggiare e allenarmi sono diventati sempre più pesanti. In generale, non mi è mai piaciuto farlo: lo facevo solo per il tennis, perché era, semplicemente, la cosa più importante. Ho avuto molti alti e bassi, ho smesso e ripreso. A un certo punto mia moglie mi ha detto che dovevo fermarmi, perché non riuscivo più a vivere così. Quando dovevo partire per un torneo stavo male, mi chiudevo in me stesso. In quel periodo ho iniziato a pensare davvero a cosa fare dopo. L’idea è stata fin dall’inizio quella di seguire ragazzi giovani. Mi ha sempre affascinato, dovevo solo prendere piena consapevolezza di ciò."
Matteo Civarolo:
“Per me il tennis è sempre stato passione. Ai livelli in cui giocavo richiedeva sacrifici, certo, ma non li ho mai vissuti davvero come tali, proprio perché a legarmi a questo sport era, prima di tutto, l’amore. Per questo facevo tutto in maniera naturale e spontanea. Mi è sempre piaciuto allenarmi, viaggiare, fare tornei, girare il mondo… E continua a piacermi oggi, anche se in una veste diversa: quella di allenatore.”
Perché hai maturato la scelta di diventare allenatore? Con che filosofia vivi questo ruolo?
Matteo Civarolo:
“Quando ho finito l’università, non sapevo se continuare a giocare o iniziare subito a lavorare. Ho avuto la fortuna che mio padre gestisse il Tennis Sanremo, dove lavoro ancora oggi e dove abbiamo il nostro centro di allenamento. Ho iniziato dalle basi, con il mini tennis. È stato importante, perché poi sono passato agli agonisti, quindi a seguire Gianluca stesso, con cui abbiamo fatto un ottimo percorso, e successivamente Matteo Arnaldi: un legame che prosegue ancora oggi. Ho allenato Gianluca dal 2017 e siamo andati avanti insieme fino alla fine della sua ottima carriera da giocatore: il nostro rapporto attecchisce nel passato, la filosofia comune che accompagna il nostro lavoro si è costruita, ed evoluta, organicamente. A prescindere dal tennis, dal diventare campioni o meno, per noi l'importante è che imparino qualcosa grazie al contatto con noi. Che crescano in modo corretto e completo.”
Matteo Civarolo:
“Quando ho finito l’università, non sapevo se continuare a giocare o iniziare subito a lavorare. Ho avuto la fortuna che mio padre gestisse il Tennis Sanremo, dove lavoro ancora oggi e dove abbiamo il nostro centro di allenamento. Ho iniziato dalle basi, con il mini tennis. È stato importante, perché poi sono passato agli agonisti, quindi a seguire Gianluca stesso, con cui abbiamo fatto un ottimo percorso, e successivamente Matteo Arnaldi: un legame che prosegue ancora oggi. Ho allenato Gianluca dal 2017 e siamo andati avanti insieme fino alla fine della sua ottima carriera da giocatore: il nostro rapporto attecchisce nel passato, la filosofia comune che accompagna il nostro lavoro si è costruita, ed evoluta, organicamente. A prescindere dal tennis, dal diventare campioni o meno, per noi l'importante è che imparino qualcosa grazie al contatto con noi. Che crescano in modo corretto e completo.”
Gianluca Mager:
“È stato un passaggio naturale, anche se non immediato. Dopo essermi fermato ero combattuto: un giorno pensavo di riprendere, il giorno dopo di smettere. Però, sentivo che, ormai, quel ‘fuoco’ era venuto a mancare. Non avevo più quella voglia di spaccare tutto. Durante un match di qualificazione ho realizzato definitivamente che la mia carriera dovesse finire. Non stavo male, semplicemente avevo capito che forzarmi sarebbe stato farmi del male. Poi è arrivato un ragazzo giovane a Sanremo: prima ha palleggiato qualche volta con me, poi si è trasferito con la famiglia e ha iniziato a lavorare sotto le mie indicazioni. Ho capito che mi piaceva davvero lavorare con i ragazzi giovani. Non l’ho studiata a tavolino. Mi viene naturale. Avendo avuto un’adolescenza un po’ particolare, riesco a immedesimarmi nei ragazzi che ho davanti. Per me non conta solo che diventino campioni: conta che imparino qualcosa, anche come modo di vivere e come educazione.”
Gianluca Mager:
“È stato un passaggio naturale, anche se non immediato. Dopo essermi fermato ero combattuto: un giorno pensavo di riprendere, il giorno dopo di smettere. Però, sentivo che, ormai, quel ‘fuoco’ era venuto a mancare. Non avevo più quella voglia di spaccare tutto. Durante un match di qualificazione ho realizzato definitivamente che la mia carriera dovesse finire. Non stavo male, semplicemente avevo capito che forzarmi sarebbe stato farmi del male. Poi è arrivato un ragazzo giovane a Sanremo: prima ha palleggiato qualche volta con me, poi si è trasferito con la famiglia e ha iniziato a lavorare sotto le mie indicazioni. Ho capito che mi piaceva davvero lavorare con i ragazzi giovani. Non l’ho studiata a tavolino. Mi viene naturale. Avendo avuto un’adolescenza un po’ particolare, riesco a immedesimarmi nei ragazzi che ho davanti. Per me non conta solo che diventino campioni: conta che imparino qualcosa, anche come modo di vivere e come educazione.”
Cosa cerchi di trasmettere alle giovani promesse che hai modo di plasmare?
Gianluca Mager:
“Per me e Matteo parte tutto da un presupposto: ci deve essere dialogo. Devi creare un rapporto in cui il ragazzo possa parlarti e tu possa parlare con lui, ma senza superare quella linea di rispetto e di ruolo. Non deve essere una caserma militare. Bisogna conoscere il ragazzo, capire come sta, ascoltarlo. Se un giorno è stanco o giù, va capito. Dall’altra parte, però, deve esserci sempre il massimo impegno possibile: se un giorno puoi dare l’80%, dai l’80%. I genitori ti affidano i loro figli: è una responsabilità. Allo stesso tempo, finiamo inevitabilmente per affezionarci, per preoccuparci per loro... Io sono padre, e in parte vedo crescere i ragazzi e le ragazze che alleno. Mi ricordo bene com’ero alla loro età, e questo mi aiuta a capire cosa possa servire dall’altra parte. L’obiettivo è che stiano bene, e che apprendano cosa significhi impegnarsi al massimo.”
Matteo Civarolo:
“La prima cosa è la disciplina. In questo sport, se si vuole migliorare, non si può prescindere da quella: dal mattino alla sera bisogna curare ogni aspetto della vita tennistica, dentro e fuori dal campo. Poi c’è l’impegno. E c’è una cosa che oggi, purtroppo, viene spesso sottovalutata: il divertimento. Tutto nasce da lì. Se un ragazzo non si diverte in campo, non può pensare di rendere e migliorare davvero. Serve equilibrio: disciplina e divertimento devono andare insieme. Il tennis, anche ad alto livello, resta un gioco. Oggi spesso non è colpa dei ragazzi: a volte sono i genitori a mettere troppa pressione troppo presto, e il rischio è che il ragazzo finisca per non voler più giocare.”
Il tennis è fatto di tecnica e talento perfezionato, ma soprattutto di equilibrio mentale ed emotivo. Come hai vissuto questo lato nei tuoi anni da tennista? E come cerchi di farlo vivere ai tennisti che segui?
Gianluca Mager:
“Molti dei ragazzi che seguiamo lavorano anche sul piano mentale, con una persona dedicata. È un lavoro a 360 gradi, di squadra. Ci confrontiamo tanto, quotidianamente, tra noi allenatori. Quando abbiamo iniziato questo percorso, con Matteo abbiamo messo l’aspetto mentale ed emotivo come primo punto della lista: i ragazzi che seguiamo non dovevano, e non devono, essere numeri. Non volevamo un sistema in cui uno arriva, porta un risultato e basta. L’idea condivisa è lavorare con un numero ristretto di atleti e seguirli per davvero. Vogliamo che qui si sentano parte di qualcosa, quasi di una famiglia... Che nei coach vedano chiari punti di riferimento. A prescindere dal livello, vige un rispetto massimo e comune: ogni tennista deve sapere che può parlare, che verrà ascoltato, che può affrontare i problemi insieme a tutti.”
Il tennis è fatto di tecnica e talento perfezionato, ma soprattutto di equilibrio mentale ed emotivo. Come hai vissuto questo lato nei tuoi anni da tennista? E come cerchi di farlo vivere ai tennisti che segui?
Gianluca Mager:
“Molti dei ragazzi che seguiamo lavorano anche sul piano mentale, con una persona dedicata. È un lavoro a 360 gradi, di squadra. Ci confrontiamo tanto, quotidianamente, tra noi allenatori. Quando abbiamo iniziato questo percorso, con Matteo abbiamo messo l’aspetto mentale ed emotivo come primo punto della lista: i ragazzi che seguiamo non dovevano, e non devono, essere numeri. Non volevamo un sistema in cui uno arriva, porta un risultato e basta. L’idea condivisa è lavorare con un numero ristretto di atleti e seguirli per davvero. Vogliamo che qui si sentano parte di qualcosa, quasi di una famiglia... Che nei coach vedano chiari punti di riferimento. A prescindere dal livello, vige un rispetto massimo e comune: ogni tennista deve sapere che può parlare, che verrà ascoltato, che può affrontare i problemi insieme a tutti.”
Il tennis è fatto di tecnica e talento perfezionato, ma soprattutto di equilibrio mentale ed emotivo. Come hai vissuto questo lato nei tuoi anni da tennista? E come cerchi di farlo vivere ai tennisti che segui?
Matteo Civarolo:
“È una domanda centrale, perché l’equilibrio mentale è una parte essenziale del tennista. Anzi, è proprio la sua essenza. È un equilibrio molto difficile da trovare e, ancora di più, da gestire. Oggi lo è ancora di più, anche per via dei social. Penso a Matteo Arnaldi: in alcuni mesi ha giocato poco ed è stato spesso criticato. Lui magari riesce a gestire queste cose, a non farsi toccare dal giudizio altrui, ma non tutti ce la fanno. Il rischio è entrare in un loop mentale negativo che non riguarda solo il tennis, ma anche la vita. C’è chi ha più personalità e riesce a reggere, chi invece fa più fatica. Questo è un tema che mai, come oggi, è stato così rilevante e importante. Per questo poniamo molta attenzione su questo aspetto, costruendo un percorso specifico, a livello mentale, per ogni atleta che seguiamo. Poi c’è un limite: come allenatori possiamo fare tanto, ma non tutto è nelle nostre mani.”
Il tennis è fatto di tecnica e talento perfezionato, ma soprattutto di equilibrio mentale ed emotivo. Come hai vissuto questo lato nei tuoi anni da tennista? E come cerchi di farlo vivere ai tennisti che segui?
Matteo Civarolo:
“È una domanda centrale, perché l’equilibrio mentale è una parte essenziale del tennista. Anzi, è proprio la sua essenza. È un equilibrio molto difficile da trovare e, ancora di più, da gestire. Oggi lo è ancora di più, anche per via dei social. Penso a Matteo Arnaldi: in alcuni mesi ha giocato poco ed è stato spesso criticato. Lui magari riesce a gestire queste cose, a non farsi toccare dal giudizio altrui, ma non tutti ce la fanno. Il rischio è entrare in un loop mentale negativo che non riguarda solo il tennis, ma anche la vita. C’è chi ha più personalità e riesce a reggere, chi invece fa più fatica. Questo è un tema che mai, come oggi, è stato così rilevante e importante. Per questo poniamo molta attenzione su questo aspetto, costruendo un percorso specifico, a livello mentale, per ogni atleta che seguiamo. Poi c’è un limite: come allenatori possiamo fare tanto, ma non tutto è nelle nostre mani.”
“La chiave di ogni atleta, ma anche di ogni squadra, è la fiducia. Quando sei in fiducia, raggiungi obiettivi anche impensabili… A me è accaduta esattamente questa cosa. Quando le cose vanno bene, viaggiano velocissime. Nemmeno te ne rendi conto… La filosofia che seguiamo io e Matteo ragiona proprio su queste consapevolezze, il nostro vissuto aiuta molto nell’imprimere il giusto concetto di fiducia nei giovani atleti che seguiamo.” Gianluca Mager
Il Sanremo Tennis Team: “Chasing Dreams Together”. Cosa significa per te inseguire sogni al fianco di giovani, specie in questo periodo dorato per il tennis italiano?
Gianluca Mager:
“Quando lavori con i giovani ritrovi emozioni simili a quelle che vivi da giocatore. Senti qualcosa dentro: solo chi l’ha vissuto, a qualsiasi livello sportivo, può capire di cosa parlo. Poco fa, ho accompagnato a un torneo in Austria tre ragazzi e, anche se i risultati non sono stati eccezionali, mi sono sentito così orgoglioso di loro: per come si sono comportati, per l’atteggiamento che hanno tenuto durante le partite, per come hanno lottato... Quando ti ascoltano, provano a fare quello che dici e ci lavorano finché non ci riescono, sono grandi soddisfazioni.”
Matteo Civarolo:
“Noi ci concentriamo prevalentemente su ragazzi tra i 12 e i 18 anni. È un’età in cui puoi dare un imprinting, non solo tecnico, ma anche nel modo di stare in campo. In questo momento storico, siamo fortunati: il tennis italiano sta vivendo un periodo straordinario, credo che nei prossimi anni ci sarà un ulteriore grande boom. Per noi è un punto di partenza molto positivo. Dal nostro canto, ci impegniamo costantemente nel gestire un centro in cui i ragazzi si sentano educati tanto alla disciplina, quanto al divertimento: un luogo dove puoi arrivare al mattino, restare in campo fino al pomeriggio ed essere contento di averlo fatto. Senza questo tipo di voglia, di desiderio, è dura allenarsi tutti i giorni, viaggiare, fare tornei e avere poco tempo libero… Soprattutto da giovani. Il sogno, per me, sta in questo processo condiviso, che lega nuove generazioni a questo sport, nei modi e nelle forme che riteniamo più corretti.”
Il Sanremo Tennis Team: “Chasing Dreams Together”. Cosa significa per te inseguire sogni al fianco di giovani, specie in questo periodo dorato per il tennis italiano?
Gianluca Mager:
“Quando lavori con i giovani ritrovi emozioni simili a quelle che vivi da giocatore. Senti qualcosa dentro: solo chi l’ha vissuto, a qualsiasi livello sportivo, può capire di cosa parlo. Poco fa, ho accompagnato a un torneo in Austria tre ragazzi e, anche se i risultati non sono stati eccezionali, mi sono sentito così orgoglioso di loro: per come si sono comportati, per l’atteggiamento che hanno tenuto durante le partite, per come hanno lottato... Quando ti ascoltano, provano a fare quello che dici e ci lavorano finché non ci riescono, sono grandi soddisfazioni.”
Matteo Civarolo:
“Noi ci concentriamo prevalentemente su ragazzi tra i 12 e i 18 anni. È un’età in cui puoi dare un imprinting, non solo tecnico, ma anche nel modo di stare in campo. In questo momento storico, siamo fortunati: il tennis italiano sta vivendo un periodo straordinario, credo che nei prossimi anni ci sarà un ulteriore grande boom. Per noi è un punto di partenza molto positivo. Dal nostro canto, ci impegniamo costantemente nel gestire un centro in cui i ragazzi si sentano educati tanto alla disciplina, quanto al divertimento: un luogo dove puoi arrivare al mattino, restare in campo fino al pomeriggio ed essere contento di averlo fatto. Senza questo tipo di voglia, di desiderio, è dura allenarsi tutti i giorni, viaggiare, fare tornei e avere poco tempo libero… Soprattutto da giovani. Il sogno, per me, sta in questo processo condiviso, che lega nuove generazioni a questo sport, nei modi e nelle forme che riteniamo più corretti.”
I vostri allenamenti si svolgono affacciati sulla Riviera ligure e, a volte, proponete allenamenti direttamente sulla sabbia di Sanremo. Com’è vivere il tennis a stretto contatto con un luogo unico, come questa porzione d’Italia?
Gianluca Mager:
“Dal punto di vista tennistico, Sanremo è invidiata in tutta Italia. Siamo a mezz’ora da Monaco, in una zona dove il tennis è molto presente e dove negli ultimi anni sono nate tante realtà importanti. Dal punto di vista climatico è il massimo, e anche logisticamente la città è in una zona ottima. Senza dubbio è un posto ideale per allenarsi.”
Matteo Civarolo:
“Come dicevo, sono originario di Asti, mi sono trasferito a Sanremo in un secondo momento. Mio padre ha preso in gestione il circolo nel 2010, quindi ormai sono sedici anni che siamo radicati qui. Questa zona, tra Sanremo, Bordighera, Nizza e la Costa Azzurra, è speciale per il tennis. Ci sono accademie di fama mondiale come quelle di Piatti, Mouratoglou e Tsonga. Questo fa capire quanto il clima e il contesto favoriscano gli allenamenti. Noi ci alleniamo quasi sempre outdoor. D’inverno copriamo un campo, ma in generale il clima permette di giocare all’aperto praticamente tutto l’anno.”
L’accademia porta entrambi i vostri nomi: che tipo di rapporto vi lega, oggi, dopo aver vissuto entrambi una carriera tennistica ed aver sviluppato, insieme, questo virtuoso progetto?
Gianluca Mager:
“Il nostro è un rapporto molto profondo, anche se siamo persone riservate. Ci conosciamo da quando eravamo, praticamente, bambini. Matteo è arrivato qui a Sanremo, nel circolo dove sono nato e cresciuto: mi ha allenato, seguito e accompagnato lungo tutto il mio percorso. Ha sempre creduto molto in me come tennista. Quando ha capito che la benzina era finita, credo gli sia dispiaciuto, ma da quel momento è nato un progetto significativo, che portiamo avanti con passione. Oggi lavoriamo insieme su qualcosa che sentiamo veramente nostro.”
Gianluca Mager:
“Il nostro è un rapporto molto profondo, anche se siamo persone riservate. Ci conosciamo da quando eravamo, praticamente, bambini. Matteo è arrivato qui a Sanremo, nel circolo dove sono nato e cresciuto: mi ha allenato, seguito e accompagnato lungo tutto il mio percorso. Ha sempre creduto molto in me come tennista. Quando ha capito che la benzina era finita, credo gli sia dispiaciuto, ma da quel momento è nato un progetto significativo, che portiamo avanti con passione. Oggi lavoriamo insieme su qualcosa che sentiamo veramente nostro.”
Matteo Civarolo:
“Io e Gianluca siamo amicissimi. Sono persino stato il suo testimone di nozze. Il fatto di aver viaggiato così tanto insieme, quando lo allenavo, ha rafforzato ancora di più il nostro rapporto. Per me è bellissimo aver costruito questo progetto con lui. Avere accanto una persona con cui lavori ogni giorno, con cui puoi confrontarti su tutto, ti dà una spinta in più. Noi stessi cresciamo fianco a fianco. Gianluca ha giocato ad altissimo livello e ha tantissima esperienza. Come ho già menzionato, oggi seguo Matteo Arnaldi in giro per il mondo, quindi passo molto tempo fuori Sanremo. Gianluca, invece, è molto più presente e si occupa del centro a 360 gradi. Ogni volta che finisco un impegno con Arnaldi, rientro immediatamente per tornare operativo insieme a lui.”
Matteo Civarolo:
“Io e Gianluca siamo amicissimi. Sono persino stato il suo testimone di nozze. Il fatto di aver viaggiato così tanto insieme, quando lo allenavo, ha rafforzato ancora di più il nostro rapporto. Per me è bellissimo aver costruito questo progetto con lui. Avere accanto una persona con cui lavori ogni giorno, con cui puoi confrontarti su tutto, ti dà una spinta in più. Noi stessi cresciamo fianco a fianco. Gianluca ha giocato ad altissimo livello e ha tantissima esperienza. Come ho già menzionato, oggi seguo Matteo Arnaldi in giro per il mondo, quindi passo molto tempo fuori Sanremo. Gianluca, invece, è molto più presente e si occupa del centro a 360 gradi. Ogni volta che finisco un impegno con Arnaldi, rientro immediatamente per tornare operativo insieme a lui.”
"Se riesci a trasmettere loro qualcosa che resta: un ricordo, un insegnamento, qualcosa di bello… qualcosa che resti con loro per tutta la vita… ecco, per me non esiste cosa ed emozione più importante di questa.” Gianluca Mager
"La cosa più bella è vedere un ragazzo che, al di là del fatto che vinca o perda, quando torna al circolo è contento di quello che sta facendo e del percorso che sta costruendo... Se li vedi felici di allenarsi e crescere, è una grande soddisfazione, ed una grande emozione. Senza questo non ci può essere miglioramento, né tennistico né umano. A noi interessano entrambe le cose: farli crescere come giocatori e come persone.” Matteo Civarolo
Nelle puntate precedenti
Punata 5: Circolo Tennis Sanremo
Ex tennisti professionisti, oggi fondatori del Sanremo Tennis Team e allenatori di giovani atleti.
La storia continua
Il viaggio prosegue con la storia di due ex professionisti oggi impegnati nella formazione delle nuove generazioni, Gianluca Mager e Matteo Civarolo. Nelle prossime settimane nuove storie entreranno nell’Altavia Crew per raccontare tutte le sfumature di una passione che ci porta sempre più in alto.
La storia continua
Il viaggio prosegue con la storia di due ex professionisti oggi impegnati nella formazione delle nuove generazioni, Gianluca Mager e Matteo Civarolo. Nelle prossime settimane nuove storie entreranno nell’Altavia Crew per raccontare tutte le sfumature di una passione che ci porta sempre più in alto.