navigation.aria.gotomaincontent navigation.aria.gotofooter

LOADER

M_0

Altavia Crew

OVS presenta Altavia Crew, il progetto editoriale in partnership con Athleta Lab. La disciplina, il talento e la dedizione raccontati da chi ogni giorno sfida i propri limiti, attraverso lo sport e l’avventura.

“Fin da piccola, ho imparato a conoscere e a sentire la neve. Emozioni che mi hanno reso familiare la montagna... e il senso di libertà”

Intervista a Deborah Compagnoni

Originaria di Santa Caterina, i luoghi della sua infanzia hanno scandito tutta la sua vita, e la sua carriera. Lo sci l’ha resa regina delle nevi, una delle atlete più vincenti e iconiche della storia sportiva italiana, e non solo. Alla sua ascesa atletica ha sempre associato una spiccata sensibilità di montagna, e una profonda connessione con la sua cultura più alta.

Comunicatrice e simbolo sciistico assoluto, nel tempo ha parlato e scritto della vita d’alta quota, e si è distinta per l’opera di advocacy connessa alla tutela ambientale.

Ora è la firma e il nucleo pulsante dietro la collezione Altavia, dove traspone la propria filosofia e il proprio approccio alla montagna, trasformandoli in capi, e nei loro significati.

D_1

Se chiudi gli occhi e vai con la mente a Santa Caterina, quali sono le prime immagini che ti vengono in mente? E che valore ha quel posto per te?

“Se chiudo gli occhi e cerco l’immagine più lontana, ma anche più viva dentro di me, torno bambina. Mi rivedo nella cucina dell’albergo, dietro le tendine della finestra: fuori nevica, c’è tantissima neve, e vedo le persone che camminano, che spingono con gli sci ai piedi lungo la strada. È un ricordo che rimane vivissimo. L’ho anche raccontato in un piccolo libro di storie che ho scritto: quella scena è come un flash, quasi una cartolina. Ricordo perfettamente la porta d’ingresso dell’hotel, vista di lato, e i clienti che entrano ed escono mentre fuori continua a nevicare. Santa Caterina e quei luoghi d’infanzia sono stati fondamentali per tutto il mio percorso: lì ho mosso i primi passi sulla neve, ho imparato a conoscerla, a sentirla. Passavo tanto tempo all’aperto, anche d’estate. Se penso all’inverno, penso inevitabilmente allo sci, al percorso che poi è diventato la mia vita. Le emozioni che porto dentro sono tutte legate a quell’elemento, la neve, e al senso di pace che la circonda. Una pace che, per me, è sempre stata una costante. Torno spesso a Santa Caterina, ci passo ancora tanti mesi all’anno. In autunno, per esempio: è una delle stagioni che preferisco. Anche d’estate ho vissuto e vivo molto la montagna: le camminate, i boschi, i prati, gli animali... Quella libertà mi appartiene da sempre, e credo sia stata il mio segreto anche nello sci. Prima delle gare, per concentrarmi, non avevo bisogno di mental coach o di tecniche particolari: mi bastava tornare con la mente a quei ricordi, immergermi in quella pace. E subito sentivo che il peso della pressione si alleggeriva.”

M_2

Recentemente hai scritto il libro ‘Una ragazza di montagna’. Cosa ti fa sentire tale, ancora oggi? E cosa vuol dire essere una ragazza di montagna?

“Credo che ciò che mi fa sentire ancora una ragazza di montagna sia, prima di tutto, la semplicità. E il fatto di non essere cambiata dentro. I valori che mi hanno sempre accompagnata sono rimasti solidi, radicati in me. Ho vissuto tante esperienze nella vita: non solo quelle legate alle gare, alle medaglie o agli infortuni. Come tutti, ho attraversato momenti alti e bassi, fasi diverse. Poi è arrivato anche il periodo della maternità, vissuto in un ambiente completamente nuovo rispetto a quello dello sci. E, dopo quella parentesi, c’è stato il ritorno: un richiamo naturale verso la mia dimensione, verso la montagna. Forse, in un primo momento, mi ero allontanata proprio perché ero un po’ satura di tutto ciò che circondava il successo: l’attenzione, la popolarità, la folla. Mi ha sempre fatto piacere sentire l’affetto della gente, avere un fan club, ma a un certo punto quella visibilità ti toglie una parte di vita privata. Avevo bisogno di ritrovare un equilibrio. Così, ho vissuto un’altra vita, e solo dopo ho sentito il desiderio di tornare: di riassaporare i miei luoghi, le mie passioni, quelle legate allo sci e alla natura con cui sono cresciuta. Sono rimasta quella che ero, credo, anche perché mi piace costruire relazioni vere, sincere, con le persone. Il libro è nato da tutto questo: dai ricordi che avevo nella testa, ancora vivi, fatti di emozioni e di immagini dell’infanzia. Molte delle storie che ho scritto erano racconti che facevo ai miei figli o alle mie nipoti. A un certo punto ho pensato: le metto per iscritto, così resteranno. Sono piccoli frammenti che fanno anche sorridere, ma che conservano il sapore di un tempo.”

D_3

Dove e come l’hai scritto?

“L’ho scritto quasi tutto in montagna: era il luogo dove mi sentivo più ispirata. Lì le memorie riaffioravano con forza, tanto che mi sono venuti in mente molti più ricordi di quelli che poi ho inserito. Mi ero ripromessa di scrivere 20 storie, e 20 ne ho scritte... ma avrei potuto continuare con molte altre. È stato bellissimo concentrarmi e rivivere il passato. La mia è una famiglia un po’ mista. Mia mamma ha origini venete: mio nonno materno era di venezia e si era trasferito a bormio. Quindi, da quella parte, ho anche un po’ di “sangue di mare”. Da parte di mio papà, invece, le radici sono completamente montane: mia nonna era della valfurva, e nella nostra famiglia c’è una lunga tradizione sia contadina, che di guide alpine. Mio nonno, ad esempio, era una guida e gestiva il rifugio pizzini, che esiste ancora oggi: lo portano avanti i miei cugini, proprio ai piedi del gran zebrù. È stato lui, insieme ad altri, a fondare la prima scuola di sci della valfurva. Diciamo che la mia storia si intreccia con quella dei primi passi del turismo in queste valli. Mio papà mi ha sempre trasmesso questa passione per la memoria: lui è un grande appassionato di storie del passato. Ama raccontarle, conservarle, e credo che, in fondo, il mio libro sia anche questo: un modo per tramandare. Perché è sempre bello sapere da dove si viene, e provare a trasmetterlo agli altri.”

M_4

Quali altre discipline di montagna ti hanno accompagnata nella vita, oltre allo sci?

“Ho sempre avuto una grande curiosità verso tutto ciò che riguardava il movimento all’aria aperta. fin da piccola amavo andare in bicicletta: ho delle foto in cui sono minuscola, ma già senza rotelle, che giro tranquilla ovunque. La bici mi è sempre piaciuta tantissimo. Quando entrai in nazionale, ci dissero che la bicicletta era un ottimo allenamento e che bisognava procurarsi una bici da corsa. Ricordo che la comprai con l’aiuto di mia nonna, che contribuì a pagarla. Da quel momento la bici divenne una compagna inseparabile. Appena avevo un po’ di tempo, partivo da sola, anche nel pomeriggio, e andavo sulle salite di Santa Caterina, spesso fino al Passo Gavia. Una volta la signora del rifugio mi diede dei guanti di gomma da cucina perché avevo le mani congelate. Poi arrivarono le mountain bike. Negli Stati Uniti se ne parlava già, e mi spedirono una mtb nel 1986: avevo sedici o diciassette anni. Mi affascinava l’idea di poter andare fuori strada, nei sentieri, non solo sull’asfalto. Poi in Nazionale decisero che la bici ‘rallentava eccessivamente’ la preparazione e ci dissero di smettere... ma continuai lo stesso, perché mi piaceva troppo. Mi allenavo spesso nei sentieri intorno a Santa Caterina: facevo sprint, balzi, esercizi di destrezza nei prati. Ricordo ancora quei posti, li ho vivi nella mente. Appena arrivava la neve, invece, mi piaceva fare sci di fondo. Non ho mai amato la palestra: prima di tutto perché non ce n’erano molte, e poi perché mi è sempre piaciuto allenarmi all’aperto. Mi attirava la libertà di muovermi nello spazio. L’idea di chiudermi in una stanza a sollevare pesi non faceva per me. Ancora oggi, quando vedo i video degli atleti moderni sempre in palestra, penso: “ma perché stare chiusi quando là fuori c’è il mondo?”. Io facevo tutto fuori: salti, corsa, equilibrio, destrezza, anche su terreni sconnessi. Forse è proprio questo che mi ha allenata di più, perché mi ha conferito sensibilità, coordinazione, percezione del corpo: tutto in modo naturale, spontaneo.”

“Mi sento ancora una ragazza di montagna, perché non sono cambiata dentro. Perché continuo ad assaporare la bellezza del movimento nella natura”

M_5

E com’è stato vivere e scoprire le montagne nel resto del mondo, durante gli anni della tua carriera?

“Come ho detto, ogni viaggio era una scoperta. Era una delle cose più belle di quella vita: conoscere luoghi nuovi, culture diverse, ma anche tornare in posti già visti e trovarli cambiati. Mi ricordo, per esempio, la prima volta a Vail, in Colorado, nel 1989. Ci tornai dieci anni dopo, nel 1999, alla fine della mia carriera: fu come vedere un luogo familiare ma completamente trasformato. Ogni montagna mi mostrava un’anima diversa. Alcune esperienze erano più ‘classiche’, altre molto particolari e inaspettate. Ma ognuna mi ha lasciato qualcosa. Forse perché, ovunque andassi, cercavo sempre di costruire lo stesso tipo di legame che avevo imparato a tessere nelle mie montagne: quello profondo, silenzioso, con la natura e i luoghi.”

Lo sci ha cambiato il tuo rapporto con la montagna? Se sì, in che modo?

“Direi di no, perché la mia carriera è stata graduale. Sono arrivata allo sci agonistico nel modo giusto, facendo tutto il percorso dalle squadre giovanili in su. Ho potuto vivere ogni tappa con consapevolezza, assaporando ogni passaggio, e di questo sono molto grata: ai miei genitori, e alla vita che ho potuto fare. Mi ha regalato esperienze meravigliose: viaggi, incontri, scoperte. Ho visto gli stati uniti, il Giappone, il Canada, il Sud America. E farlo in quegli anni, tra la fine degli ’80 e i ’90, aveva ancora un sapore d’avventura. Oggi è tutto più semplice e veloce, ma allora ogni viaggio era un piccolo mondo nuovo. Quell’esperienza mi ha arricchita tantissimo.”

Nei periodi in cui sei stata lontana dalla montagna, hai sentito la mancanza dei
tuoi luoghi? 

“All’inizio sì, ma non è stato un rifiuto. Era più un bisogno di distacco da Santa Caterina, dove mi venivano tutti a cercare. Non riuscivo più a viverla con serenità: mi sentivo osservata, rincorsa, e avevo bisogno di nascondermi un po’. Ho vissuto bene anche in pianura, in città, ma mi mancavano i panorami. Aprire la finestra e vedere le montagne, respirare quell’aria fresca e pulita... sembrano banalità, ma per me erano necessità vere. Ero comunque fortunata, perché potevo rifugiarmi spesso nella natura: magari non in montagna ogni settimana, ma quasi, verso le Dolomiti o altri luoghi simili. Quindi non direi che ho sofferto, ma sì: il richiamo della montagna è sempre rimasto forte, vivo.”

D_6

Quali valori della montagna ti hanno plasmato e aiutato come atleta?

“Penso che lo sci sia un insieme di elementi: la tecnica, certo, ma anche la sensibilità, l’adattamento, la conoscenza del proprio corpo e dell’ambiente. L’aspetto tecnico è fondamentale, ma il modo in cui lo assorbi da bambino fa la differenza. Nel mio caso, è avvenuto tutto in modo naturale, senza forzature. I primi passi sulla neve, i giochi all’aperto, quel contatto continuo con l’ambiente: tutto questo ha formato una mia particolare sensibilità. Forse un dono, ma più che altro una familiarità innata con la neve e con il ritmo della montagna. Non dovrei dirlo io, ma vedo la differenza tra chi diventa un fuoriclasse e chi no. Quel “qualcosa in più” nasce spesso proprio da un rapporto naturale con la disciplina, da un modo personale di viverla. Io, per esempio, ero molto autonoma: non mi mettevo troppa pressione, non seguivo sempre gli schemi. Mi allenavo tanto, ma a modo mio. Mi piaceva inventarmi gli allenamenti anche d’estate: mi dicevano di non andare in bici, e io invece andavo lo stesso, magari fino al Passo Gavia, poi lasciavo la bici e continuavo a piedi. Era tutto parte del mio modo di vivere lo sport. Quando fai una cosa con piacere, diventa la tua forza. E forse è proprio questo che mi ha portata così lontano.”

La montagna riesce ancora a meravigliarti?

“Certo. La montagna continua ad affascinarmi ogni giorno, è sempre una scoperta nuova. Mi considero fortunata, perché ho ancora la possibilità di viaggiare e di conoscere montagne diverse, rocce diverse. Amo il contatto diretto con la montagna: mi piace arrampicare, toccarla, sentire la materia viva sotto le mani. E quello che mi piace di più, forse, è l’esplorazione. Andare da sola, camminare, superare la soglia del bosco. Il bosco mi piace, ma non troppo fitto: forse perché sono cresciuta a Santa Caterina, dove la vegetazione finisce presto: a 1.700, 2.000 metri sei già fuori, in alto, immersa nella luce. È un ambiente che sento mio, quasi un habitat naturale. Non mi incute timore, anzi: mi affascina in ogni sua forma, in ogni stagione. La montagna riesce ancora a sorprendermi.”

M_7

“Lo sci, per me, non è mai stato solo ricerca di performance. Ma un modo per connettermi con ciò che mi circondava.”

D_8

In questo rapporto, come si inserisce il progetto con Altavia?

Il progetto con Altavia nasce da questo legame profondo. È qualcosa di molto stimolante, che cresce di anno in anno — siamo già alla terza collezione — e ogni volta porta con sé nuove idee, nuovi investimenti, nuovi spunti. l’obiettivo, però, resta saldo: mantenere l’autenticità e la semplicità, proporre capi di qualità a un prezzo accessibile, per avvicinare sempre più persone alla montagna. E farlo trasmettendo messaggi importanti: consapevolezza, rispetto, curiosità, ma anche introspezione. Perché la montagna, per me, non è solo condivisione: è anche un luogo dove puoi stare con te stesso, dove puoi custodire le tue emozioni senza doverle sempre mostrare. è un modo per ritrovare quel legame profondo che tutti, in fondo, abbiamo con la natura, e che rischiamo di perdere. Oggi vedo tanta paura, ma spesso è una paura sbagliata: abbiamo paura della natura, degli animali, dell’imprevisto... invece, dovrebbe essere il contrario. siamo noi a spaventare la natura, siamo noi, troppo spesso, a rovinare ciò che ci circonda.

Quando parli di sci e di montagna, usi spesso la parola libertà. Che tipo di libertà ti regalano questo sport e questi luoghi?

Posso dire di aver vissuto gli apici della mia carriera con grande equilibrio, riuscendo a tenere a distanza la pressione esterna: quella che inevitabilmente arriva dagli altri, dall’ambiente, dalle aspettative, senza però costruire una barriera. Non ho mai voluto nascondermi o isolarmi dal mondo. Qggi, a volte, vedo persone molto conosciute o grandi atleti che sembrano vivere in una continua fuga: concedono qualcosa, poi si chiudono di nuovo, come se dovessero sempre proteggersi. Io invece ho cercato, in ogni fase della mia vita, di vivere bene, di restare autentica. Credo che a questo abbia contribuito anche l’ambiente in cui mi sono formata: la squadra, i compagni, e soprattutto i luoghi. Il nostro sport ti porta naturalmente lontano dalle grandi città: vai sui ghiacciai, in montagna, in posti dove la natura ti avvolge e ti restituisce equilibrio. È un vantaggio enorme, anche dal punto di vista umano. Mi viene in mente, per esempio, Jannik Sinner: è un campione straordinario, viene anche lui da un piccolo paese di montagna, e penso che per lui non sia facile gestire tutto ciò che comporta la notorietà. Probabilmente gli manca un po’ quel senso di libertà che la montagna ti dà e che poi, inevitabilmente, in certi contesti perdi. Io, invece, quella libertà l’ho sempre custodita. Forse l’unico momento in cui l’ho sentita vacillare è stato quando tornavo a Santa Caterina, e mi trovavo circondata da tanta gente che mi cercava, mi aspettava, voleva parlarmi. Lì, ogni tanto, dovevo ritagliarmi degli spazi solo miei, per respirare di nuovo quell’aria di libertà che, per me, è sempre stata la cosa più preziosa."

Scopri le altre puntate

M_9

La storia continua

Il viaggio inizia dalla voce della prima protagonista, Deborah Compagnoni. Nelle prossime settimane nuovi volti si uniranno all'Altavia Crew per raccontare tutte le sfumature di quella passione che ci porta sempre più in alto.

Stai navigando in OVS Italia, vuoi salvare la tua posizione?
Seleziona paese
Cambia country per spedire fuori dall'Italia.