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Altavia Crew

OVS presenta Altavia Crew, il progetto editoriale in partnership con Athleta Lab. La disciplina, il talento e la dedizione raccontati da chi ogni giorno sfida i propri limiti, attraverso lo sport e l’avventura.

Intervista a Virna Toppi

Cresciuta tra la fatica della sala e la magia del palcoscenico, Virna Toppi ha trasformato la disciplina in un linguaggio universale. Étoile globale e icona della danza d’avanguardia, incarna un equilibrio raro tra potenza atletica e grazia assoluta. Al successo internazionale affianca da sempre una ricerca incessante della perfezione, raccontando attraverso il corpo la dedizione e l’incanto della performance.

Editorial 1

Quali sono state le prime sensazioni, emozioni e suggestioni che ti hanno fatto innamorare della danza da bambina?

“Dopo anni sono riuscita a capire esattamente perché, da bambina, ho scelto la danza: avevo bisogno di estrinsecare le mie emozioni. Ho sempre amato profondamente la musica e nella danza ho trovato la chiave perfetta per interpretarla e trasmettere ciò che mi faceva sentire. Ho provato altre strade legate alla musica, come suonare uno strumento o cantare, ma niente mi dava quello che mi dava la danza. Fu un colpo di fulmine. Ciò che era diverso rispetto a tante altre bambine è che non furono i miei genitori a indirizzarmi verso la danza: fui io a insistere. Per loro non era uno sport nel senso tradizionale; ho provato lo sci, il nuoto e tante altre discipline... volevano che praticassi qualcosa di più ‘classico’ o qualcosa all'aperto. All'inizio vedevano la danza come un capriccio, non come una volontà profonda. Ho insistito a lungo, con determinazione. Alla fine mi portarono a lezione. Da quel momento mi innamorai definitivamente e la danza mi ha sempre accompagnata.”

“La cosa più importante per noi ballerini è saper ascoltare il proprio corpo. L’armonia nasce dall’ascolto e dal rispetto di sé stessi.”

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Com'è stato scoprirti e formarti come artista? E com'è stato, allo stesso tempo, vivere il processo di scoperta del tuo corpo e del movimento, in funzione della tua arte?

“Sicuramente mi sento un’atleta e un’artista allo stesso tempo: sono una figura ibrida, diciamo. la danza è arte, ma richiede una preparazione atletica rigorosa: bisogna essere forti, pronti. l’artista che sono oggi si è formata con il tempo. all’inizio, in accademia, ti insegnano la tecnica: la posizione alla sbarra, i piedi, l’allineamento del corpo, la precisione dei dettagli. Ti conferiscono infinite nozioni. Poi, quando inizi davvero a ballare e a interpretare i primi ruoli, cominci a formarti come artista. Il mio essere artista è maturato insieme al mio essere persona. 
Nel tempo, mi sono resa conto di quanto il crescere come artista andasse di pari passo con il crescere come persona. non nel senso di ‘migliorare’ semplicemente, ma di trasformarsi. 
Ci sono stati periodi in cui cercavo di aderire a un’idea esterna di ballerina perfetta, senza mostrare fragilità o caratteristiche personali. in scena volevo essere solo il personaggio, senza lasciare spazio a me stessa, seguivo ciò che mi veniva, in un certo senso, imposto. ed ero io stessa, per prima, ad impormelo. Con la maturità e l’esperienza ho superato quel tipo di barriera. Ho iniziato a godermi di più l’essere artista, mettendomi in gioco in prima persona. La storia restava quella del personaggio, ma le sfumature erano le mie. Era Virna a interpretare quel ruolo. Mi sono data la possibilità di vivere storie nuove, altre, e di farle incontrare con la mia. Questo mi ha permesso di essere veramente arricchita da ogni personaggio vissuto in scena. 
Mi ha dato la possibilità di vivere emozioni diverse e di ampliare il mio bagaglio artistico e personale.”

La danza assume i connotati di una lingua a sé stante ai tuoi occhi? Se sì, in che modo gestualità e musica diventano parole, storie, narrazione?

“La danza è a tutti gli effetti una lingua. Esiste un vero e proprio vocabolario: ci sono gesti codificati che hanno significati precisi. Alcuni movimenti delle mani o delle braccia, per esempio, in gergo indicano concetti come la morte o il parlare. È un dizionario a sé stante. Nei balletti di repertorio questo linguaggio è molto evidente. In altri titoli più narrativi e realistici, come Romeo e Giulietta o La Dame aux camélias, i gesti diventano più naturali: un bacio è un bacio vero, uno schiaffo è uno schiaffo vero, proprio come nella vita. La danza, in questi casi, è un linguaggio estremamente diretto. Bisogna essere predisposti all’ascolto e all’osservazione dei dettagli. Per me la danza è sempre stata anche un modo per riequilibrare quello che sentivo dentro, e per esprimere ciò che a volte le parole non riuscivano a dire.”

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Prima ballerina alla Scala. Come si arriva a raggiungere un ruolo, e uno status, di questo tipo? Cosa serve, poi, per consolidarlo nel tempo? Soprattutto, come ci si sente a raccogliere l’eredità di chi ti ha preceduta, e a scandire quella che raccoglierà chi ti seguirà?

“È un grande onore, ma soprattutto una grande responsabilità. Significa portare avanti un messaggio e un’eredità costruita da chi mi ha preceduta. Per me è importante trasmettere disciplina, costanza e determinazione. Ero una bambina con un sogno e, attraverso impegno e sacrificio, sono riuscita a realizzarlo.

 

Vorrei essere portatrice di questo messaggio: che un grande sogno può diventare realtà se ci si dedica con serietà e passione... volere è potere. Poi, ovviamente, subentra anche la fortuna: le stelle si devono inevitabilmente allineare. Per questo, alle nuove generazioni voglio trasmettere l’idea che l’obiettivo non deve tanto essere diventare una prima ballerina, quanto concedersi la possibilità d’interpretare tanti ruoli e vivere tante vite artistiche.”

Editorial 3

La tua professione mette in comunicazione anche la sfera personale e quella collettiva, rappresentata dal corpo di ballo. Quali sono i fattori che determinano un perfetto ecosistema sul palco? E che tipo di rapporto cerchi di creare con coloro che accompagnano le tue performance?

“Un balletto non si può fare senza il corpo di ballo. Anche la migliore performance individuale non può brillare se intorno non c’è un gruppo solido, coeso, che lavora con la stessa intensità. Il risultato finale è una combinazione di energie, sinergie e impegno condiviso. Passiamo insieme gran parte della giornata: si crea una seconda famiglia. Siamo tutto il giorno, tutti i giorni, a stretto contatto, proprio corpo a corpo, e questo genera una confidenza e una sensibilità particolari, che non penso possa essere trovato in altre professioni. Si percepisce tutto, anche il minimo cambiamento di umore. È una dinamica a doppio taglio: da un lato è bellissimo, dall’altro si assorbono anche le energie negative. Per questo è fondamentale mantenere equilibrio, essere aperti ed empatici: in primo luogo, per aiutare ed essere aiutata da chi ti circonda, in secondo luogo, ovviamente, per la buona riuscita dello spettacolo e del lavoro di tutti.”

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“Ero una bambina con un sogno e, attraverso impegno e sacrificio, sono riuscita a realizzarlo. Vorrei essere portatrice di questo messaggio: che un grande sogno può diventare realtà se ci si dedica con serietà e passione... volere è potere.”

“La cosa più importante per noi ballerini è saper ascoltare il proprio corpo. L’armonia nasce dall’ascolto e dal rispetto di sé stessi.” Cosa vuol dire per te ascoltare il tuo corpo? E cosa significa, allo stesso tempo, il concetto di armonia?

Per anni ho combattuto contro il mio corpo e contro la mia armonia, fino a quando ho compreso quanto tutto fosse collegato e fondamentale. Andavo avanti senza fermarmi, anche davanti al dolore, convinta che una ballerina non dovesse mostrare debolezza... che una ballerina non potesse, banalmente, anche solo piangere. Non ascoltavo i segnali. Con il tempo ho capito quanto fosse importante farlo.

 

Accettando di più me stessa, con i miei limiti e le mie fragilità, ho iniziato a trovare un vero equilibrio. Un equilibrio che non significa accontentarsi, ma dare il massimo rispettando ciò che si è. Ascoltare il mio corpo significa riconoscere i miei limiti, capire quando fermarmi, accettare i giorni no, la stanchezza, la frustrazione... l'essere umana. Da quando ho iniziato ad ascoltarmi davvero, ho iniziato anche a stare meglio, a vedermi e vedere meglio. L’armonia è questo equilibrio profondo tra mente, corpo e persona, ed è un qualcosa di meraviglioso da raggiungere. Lo auguro a tutti.”

Un momento importante e prezioso come la maternità, che hai definito ‘magica’, ha evoluto ulteriormente l’ascolto del tuo corpo e il significato del termine armonia?

“Da quando ho avuto mia figlia è cambiato tutto. In primis, nei ritmi e nella concretezza della quotidianità. Poi, dopo il parto il corpo è inevitabilmente diverso, trasformato, ma sei anche consapevole che sia il mezzo che ti ha donato la cosa più bella della tua vita. Ora mi sento più recettiva, più attenta a ciò che accade dentro di me.

 

 

La maternità cambia le priorità, la percezione del tempo, i gusti, l’organizzazione della vita... ti rende più consapevole. Il mio corpo, ancora oggi, a distanza di due anni, a volte mi appare diverso, quasi difficile da riconoscere... ma ho maturato l’idea che la vita muta continuamente, e che sta a te adattarti alle circostanze che si presentano. L’armonia diventa una ricerca continua, un’apertura verso una nuova versione di sé, verso la tua costante.”

Editorial 4

Hai detto che per tua figlia vuoi essere un esempio. Che tipo di esempio vuoi essere per lei?

“Vorrei trasmettere l’idea che una donna può tutto. Non deve rinunciare al lavoro per essere madre, né alla maternità per inseguire un sogno. Vorrei insegnarle a impegnarsi, a seguire i propri obiettivi con determinazione, a puntare in alto. Ma anche ad ascoltare i propri sogni con la giusta consapevolezza dei propri limiti, senza viverli come un peso, bensì come una forza.

 

Mostrare le proprie fragilità non significa essere meno forti. Io posso essere una prima ballerina anche mostrando le mie debolezze. La verità, la propria verità, ripaga sempre. Non deve essere una verità che compiace gli altri, o accondiscendente verso la società, ma quella che senti autentica, e tua. Anche con quella si possono ottenere grandi risultati.”

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La storia continua

Il viaggio prosegue con la forza e l’eleganza di Virna Toppi. Nelle prossime settimane nuovi volti si uniranno ad Altavia Crew, per raccontare tutte le sfumature di quella passione che, passo dopo passo, ci porta a superare i nostri limiti.

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